monday outlook | 11 05 2020

Ormai nella fase 2 da una settimana gli italiani sentono il bisogno di normalità, di tornare a vivere e lavorare in modo sereno, ma se i numeri dicono che i contagi stanno diminuendo questo non vuol dire che si possa abbassare la guardia. Tutto deve essere fatto nel rispetto delle regole e della salute pubblica. Il punto è riuscire a trovare il giusto equilibrio tra la sicurezza per la salute delle persone e il bene per la nostra economia.
I danni gravissimi e irreparabili causati dal coronavirus in termini di vite umane sono stati quantificati ogni giorno con i bollettini della Protezione civile, che ormai mostrano una fase discendente della malattia. Più complesso è quantificare i danni economici. Nella Nota mensile sull’andamento dell’economia, l’Istat scrive: lo scenario economico internazionale, a causa del perdurare della pandemia di COVID-19 e delle relative misure di contenimento, continua a essere eccezionalmente negativo. L’impatto del COVID-19 sull’economia italiana è profondo ed esteso.
Il crollo delle vendite al dettaglio (Istat) è, scrive l’Ufficio studi Confcommercio “Largamente atteso, ma non per questo meno inquietante, il dato sulle vendite al dettaglio conferma le anticipazioni dell’ICC (-21,8% congiunturale grezzo per i beni). In marzo, l’indice scende a un livello che non si osservava dal 2000”. E altrettanto emblematici sono i numeri relativi ai mercati di auto e moto, praticamente azzerati nel mese di aprile.

Format Research, con l’indagine per Confcommercio FVG di questa settimana (la scorsa settimana sono stati pubblicati i dati su Toscana e Firenze e a fine della prossima avremo quelli su Torino e provincia per Ascom Torino) ha mostrato come siano a rischio dalle sei alle novemila imprese regionali e 23mila posti di lavoro. In un Friuli Venezia Giulia in cui si contano oltre 77mila imprese extra agricole, di cui il 66% appartenenti a commercio, turismo e servizi, la crisi economica da coronavirus e del conseguente “lockdown” mette a rischio il 9% del valore aggiunto del terziario per il 2020, vale a dire 2 miliardi e 200 milioni di euro.

Maggiori informazioni, dati e analisi scientifiche saranno pubblicate il 19 maggio con l’uscita del prossimo OCF, Osservatorio Congiunturale Format Research, indagine continuativa, a cadenza trimestrale, effettuata su un campione statisticamente rappresentativo dell’universo delle imprese italiane, in questa occasione focalizzato sull’impatto della crisi sulle principali determinanti dell’economia del territorio: dal livello dei ricavi delle imprese al fabbisogno finanziario delle stesse, passando per il rapporto con le banche (domanda e offerta di credito).
 

 

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