INTESA SANPAOLO – CARLO MESSINA: 5 MOSSE PER TAGLIARE IL DEBITO PUBBLICO

In una intervista pubblicata oggi sul quotidiano Sole 24 Ore, il CEO di Intesa Sanpaolo Carlo Messina promuove un piano in cinque mosse per ridurre il debito pubblico e favorire la ripresa dopo-COVID.
«Necessario fare leva su bond sociali, rientro dei capitali dall’estero, valorizzazione del patrimonio pubblico, investimenti pubblici e nella green economy, impiego agevolato del Tfr in titoli pubblici esentasse. Garantire solo liquidità e sopravvivenza alle imprese non basta», dice Messina.
Il CEO di Intesa Sanpaolo condivide le scelte del governo per contrastare l’emergenza sanitaria, sostenere l’occupazione e garantire liquidità alle aziende: «L’utilizzo del debito pubblico… è una scelta obbligata».
Messina vorrebbe vedere l’aggiunta di finanziamenti statali a fondo perduto che non aumentano il debito sostenuto dalle imprese. «Per tenere in vita chi ha perso sei mesi di fatturato... è decisivo perché devono giocare una partita che va oltre l’Europa, sui mercati internazionali».
Ma Messina mette in guardia contro l’andare verso livelli eccessivi di rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo: «Dobbiamo contrastare la prospettiva di trovarci a fare i conti con un debito pubblico troppo elevato. Ricadrebbe tutto sulle prossime generazioni. Già oggi ogni bambino che nasce in Italia ha sulle spalle un debito consistente».
«Lavoriamo a un modello sostenibile per l’intero Paese, basato sui nostri punti di forza: la capacità di esportare del sistema imprenditoriale e il livello elevato di risparmio degli italiani... Utilizziamo questa discontinuità straordinaria per superare i nodi irrisolti del sistema», dice Messina.
La priorità è mettere in campo tutte le iniziative possibili per riportare il debito pubblico sotto controllo.
Il CEO di Intesa Sanpaolo sottolinea che una parte minima dei risparmi degli italiani risulta investita nei titoli di Stato - soltanto il 4 per cento.
«L’Italia è ricca, molto più dell’Olanda e della stessa Germania. Stiamo parlando di 10 trilioni di euro, tra risorse delle imprese e risparmi delle famiglie», dice Messina.
«Occorre creare le condizioni affinché gli italiani si convincano a spostare parte della loro ricchezza verso l’acquisto di titoli che potremmo chiamare bond sociali».
L’idea di Carlo Messina è di mettere a punto un nuovo strumento finanziario che permette allo Stato di raccogliere fondi dai privati per finanziare progetti con un alto impatto sociale. Chiamati bond sociali, offrirebbero rendimenti competitivi, sgravi fiscali e uno scudo penale per chi trasferisce capitali dall’estero. Si stima che 100-200 miliardi di euro dei risparmi italiani si trovano fuori dall’Italia.
«Così ci sarebbe la possibilità, concreta, di far salire dal 5 al 10-20 per cento la parte del debito pubblico controllata dal risparmio privato italiano».
Il piano d’azione per ridurre il debito pubblico e favorire la ripresa dopo-COVID proposto dal CEO di Intesa Sanpaolo si articola in cinque punti pratici:
• Emissione di bond sociali
• Incentivare il ritorno in Italia le aziende che hanno trasferito la sede all’estero per ottenere vantaggi fiscali; «è l’occasione per affermare l’orgoglio di essere italiani»
• Creare le condizioni affinché una parte dei 26 miliardi di Tfr accantonati ogni anno venga investita in titoli pubblici esentasse
• Emissione di titoli che abbiano come sottoscrittori sia investitori istituzionali sia famiglie e come sottostante immobili pubblici; «permetterebbe di alleggerire il bilancio dello Stato con un altro effetto importante: avvicinare i cittadini al patrimonio immobiliare locale»
• Sbloccare gli investimenti su più fronti, sopratutto i 150 miliardi di fondi pubblici già contabilizzati per interventi infrastrutturali
«L’altro filone da incentivare sono i 150 miliardi di euro per promuovere la green economy... Sarebbe una spinta formidabile per il Paese», dice Messina.
Carlo Messina ribadisce il suo appello alla solidarietà da parte di chi è in grado di aiutare.
«Le fasce del Paese che erano in condizioni precarie sono colpite dalla crisi e va evitato che l’emergenza diventi ancora più pressante... potrebbe portare il numero delle persone in difficoltà gravi in Italia verso i 10 milioni».
Ricorda che oggi Intesa Sanpaolo fornisce 3,5 milioni di pasti all’anno a favore di chi si trova in condizioni difficili: «Bene, li moltiplicheremo per cinque. Tutto ciò va riprodotto su larga scala, con l’obiettivo di permettere la tenuta sociale del Paese», dice il CEO.
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