monday outlook | 20 04 2020

Ogni settimana di lockdown costa all'Italia lo 0,5% del Prodotto interno lordo annuo, circa 9 miliardi di euro. È quanto si legge nel Bollettino Economico di aprile della Banca d’Italia.
Unioncamere conta quasi 30mila imprese in meno nei primi tre mesi del 2020 contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019. Il bilancio della nati-mortalità delle imprese tra gennaio e marzo di quest’anno risente delle restrizioni seguite all'emergenza Covid-19. Sono dati preoccupanti che non possono non avere conseguenze sul mondo del lavoro.
I dati di "Congiuntura Confcommercio" evidenziano per alcuni settori un crollo delle vendite fino al 100%, con recuperi minimi da online e consegne a domicilio. A Milano quasi 1 miliardo e mezzo di consumi in meno a marzo.
Questi citati sono alcuni dei dati, fra quelli riportati questa settimana, che forse più degli altri restituiscono una fotografia della nazione in questo momento di crisi che non è solo sanitaria ma anche e sempre più economica. Le misure di contenimento sociale e l’instancabile lavoro degli operatori della sanità stanno facendo vedere il loro frutti con il progressivo calo dei malati e dei contagi e un numero sempre più alto di guariti.
È ora di far guarire l’altro grande malato: l’economia. La cura passerà anche per quella che viene definita “fase 2”, per la quale la Presidenza del Consiglio si avvarrà di un comitato di esperti che avrà il compito di elaborare e proporre misure necessarie a fronteggiare l'emergenza e per una ripresa graduale nei diversi settori delle attività sociali, economiche e produttive. Questa fase, salvo ripensamenti, dovrebbe partire dal 4 maggio ma non sono pochi coloro che chiedono di anticipare le “riaperture”, pur nel rispetto di tutte le norme a salvaguardia della salute delle persone e coloro che, in tono opposto, invocano prudenza.
Intanto, in questa sorta di tempo sospeso in cui stiamo vivendo, aumentano di giorno in giorno le preoccupazioni e le domande per la prossima ripartenza di cittadini, lavoratori e imprenditori. Ci si chiede quale sarà l’impatto sul lavoro, anche per le nuove norme di sicurezza che non solo prevedranno distanze minime tra addetti ma, probabilmente, anche entrate e uscite scaglionate per evitare “ore di punta” e affollamenti sui mezzi di trasporto pubblico; quale sarà il prezzo da pagare in termini di occupazione; se lo smart working, con il quale molte imprese hanno preso confidenza in queste settimane, potrà continuare ad avere un ruolo anche nel futuro e quali sistemi di comunicazione si sono dimostrati utili a superare le distanze imposte dal virus. Per fronteggiare al meglio la “fase 2” dal punto di vista della ripartenza economica si dovrà inoltre comprendere quali sono sati gli effetti del lockdown nelle imprese in relazione alla gestione del personale, dei clienti, dei fornitori. Per ripartire molte imprese avranno bisogno di liquidità, e quindi di rapportarsi con le banche. A tal proposito l’Ansa scrive che i prestiti previsti dal decreto imprese potranno essere ottenuti subito, nel giro di un giorno. "Se l'imprenditore porta le carte che il decreto legge impone e completa la domanda, in una giornata si ottengono" massimo 25.000 euro di liquidità garantita al 100% dallo Stato, ha spiegato il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, in vista del via alle domande da parte delle Pmi. (Vedi fonte)

 

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